E’ tempo di riprendere a studiare: trasferiamoci in montagna, lontane da distrazioni, lontane da famiglie rompipalle, lontane da farfalleggi, lontane dall’alcol.
Armate delle migliori intenzioni io e B. partiamo. Riabbraccio finalmente T. che dopo cena viene a fare due chiacchiere da noi. Tra un pettegolezzo e l’altro iniziamo a sentire dei rumori strani. Vengono dal camino. Anzi dalla canna fumaria. Giù_sta che non ha paura di nulla sospetta sia un ratto. Ma B. e T. prese da un raptus di animalismo iniziano a fantasticare di poveri uccellini con ali spezzate e tanto disperati. Storie strappalacrime su animali indifesi e chi più ne ha più ne metta. Grazie a dio il sonno prende il sopravvento sull’istinto greenpeace delle mie amiche, ma l’indomani mattina il “cinguettio” (che io continuo a sostenere sia uno squittio maledetto) ci tormenta. Dopo pranzo noi tre faine iniziano un vertice di fantasia. Sono arrivata ad immaginare un dinosauro incastrato dentro quel cavolo di camino. Ma non siamo riuscite a darci pace. Cosa sarà mai? E se apriamo il camino ed esce un pipistrello? Un topo? Un piccione? Un dinosauro?
Curiositààààà.
Beh, basta armarsi di scope, cappelli, guanti, prolunghe per tirare la catenella che apre il camino. Basta crearsi le vie di fuga, spalancare la finestra, usare teli per intrappolare e torce per illuminare bene il mostro. Una volta identificato e immobilizzato si deciderà poi che farne.
I brividi e le crisi di panico iniziano a farsi sentire. Tre donne grandi e grosse stanno per rinunciare a scoprire il mistero del mostro intrappolato nel camino. Ma no. Vestite così, dopo aver smontato tutta la casa, essere salite su divani, avere indossato scarponcini da montagna, non possiamo non tirare la catenella. Armata di coraggio, tra urla, brividi, crisi di riso tiro la catenella e…
“tunc”
Biri illumina.
E’ UN TOPO GIGANTE!!!!!! HA UNA CODA SCHIFOSA E PELOSA LUNGA
Brivido, terrore, raccapriccio,fughe, crisi di panico, ancora brividi, ancora piagnistei.
DUE ORE DI LOTTA e il topo riesce a uscire di casa.
Stremate apriamo un morettone, chiudiamo le finestre, accendiamo una sigaretta rilassante, ci asciughiamo il sudore e….
“squitt!”
B. fa una faccia che non scorderò mai: un misto di disperazione e terrore. C’è un altro sorcio. Il figlio. Si ricomincia. Ma questa volta il secondo topo lo stordiamo a botte di tipin: un caro veleno fortuitamente trovato nel ripostiglio, che lo costringe ad un agonia accompagnata da nostro sommo gaudio-raccapriccio. Giunto in punto di morte (l’istinto animalista è ormai solo un lontano ricordo nelle anime delle tre coraggiosissime amiche) con una pala e una scopa lo schiantiamo in un cesto della munnezza e lo buttiamo fuori. Rimaniamo ancora in ascolto, il terrore che tutta la famiglia di topi venga a mangiarci vive durante la notte ci tormenta, ma grazie al cielo non sentiamo nessun altro squittio. Possiamo finalmente abbassare la guardia. Di studiare non se ne parla, siamo troppo stanche. Facciamo due tiretti a frisbee per sfogarci e T. va al suo appuntamento. In ritardo di due ore e mezza.




